Proteggere il neonato dal virus respiratorio sinciziale: cosa devono sapere i genitori
Tutto quello che le mamme devono sapere sul virus respiratorio sinciziale: cos’è, perché è pericoloso e come proteggere il neonato con anticorpi monoclonali e vaccino in gravidanza.
Ogni anno, con l’arrivo dell’autunno, i reparti di pediatria si riempiono di neonati con la stessa diagnosi: bronchiolite. Dietro la maggior parte di questi ricoveri c’è un agente invisibile e molto comune, il virus respiratorio sinciziale, noto con la sigla VRS. Un nome che molte mamme non hanno mai sentito prima di trovarsi in pronto soccorso con il proprio bambino che fatica a respirare.
Il VRS è un virus respiratorio diffusissimo e si stima che entro i due anni di età quasi tutti i bambini lo abbiano incontrato almeno una volta. Negli adulti sani e nei bambini più grandi provoca in genere un raffreddore banale, qualche giorno di naso che cola e poi passa. Nei neonati, soprattutto nei primissimi mesi di vita, il quadro può essere molto diverso.
La ragione sta nell’anatomia; infatti, le vie aeree dei lattanti sono sottili, poco sviluppate, facilmente ostruibili. Quando il virus attacca le piccole diramazioni bronchiali (i bronchioli) provoca infiammazione e accumulo di muco. Il risultato è la bronchiolite: un quadro clinico che nei casi più seri porta a difficoltà respiratoria, calo dell’ossigenazione nel sangue, impossibilità di alimentarsi correttamente. Nei neonati sotto i tre mesi può evolvere rapidamente e richiedere il ricovero.
Chi è maggiormente a rischio
Tutti i neonati sono potenzialmente vulnerabili, ma alcuni lo sono più di altri. I bambini nati prematuri, prima delle 35 settimane di gestazione, hanno polmoni meno maturi e un sistema immunitario ancora più impreparato. Lo stesso vale per i bambini con cardiopatie congenite, malattie polmonari croniche, condizioni che compromettono il sistema immunitario o sindromi genetiche come la trisomia 21.
Anche i neonati nati a termine, però, possono sviluppare forme gravi. Tra i fattori di rischio aggiuntivi ci sono la nascita nei mesi invernali (quando la circolazione del virus è più intensa), la presenza di fratelli più grandi che frequentano l’asilo o la scuola, l’esposizione al fumo passivo, l’allattamento artificiale esclusivo fin dalla nascita.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN) e le principali società scientifiche internazionali concordano su un punto: la prevenzione è la strategia più efficace, perché non esiste ancora un trattamento antivirale specifico per il VRS nei neonati. Una volta che il virus colpisce, ci si limita a sostenere le funzioni vitali e aspettare che il bambino guarisca da solo.
Le due strategie di protezione: anticorpi monoclonali e vaccino in gravidanza
La buona notizia, e negli ultimi anni è davvero una buona notizia, è che la scienza ha fatto passi enormi. Oggi esistono due strumenti complementari per proteggere i neonati dal VRS, con meccanismi d’azione diversi ma ugualmente efficaci.
Il nirsevimab: anticorpi monoclonali diretti al neonato
Il nirsevimab (nome commerciale Beyfortus) è un anticorpo monoclonale. La distinzione con un vaccino è importante: non stimola il sistema immunitario del bambino a produrre difese proprie, ma fornisce direttamente anticorpi già pronti all’uso, in grado di neutralizzare il VRS. Si tratta di un’immunizzazione passiva, simile nel principio a quella che avviene attraverso il latte materno, ma molto più specifica e potente.
Viene somministrato tramite un’unica iniezione intramuscolare, preferibilmente prima dell’inizio della stagione epidemica o subito dopo la nascita per i bambini nati durante i mesi a rischio. La protezione si attiva rapidamente, entro pochi giorni, e dura per tutta la stagione invernale, coprendo il periodo in cui il neonato è più esposto.
I dati degli studi clinici, in particolare il trial MELODY pubblicato sul New England Journal of Medicine, mostrano un’efficacia superiore al 74% nella prevenzione della bronchiolite da VRS che richiede visita medica, e superiore all’80% nella prevenzione dei ricoveri ospedalieri. Numeri che hanno convinto le autorità regolatorie europea e americana ad approvarne l’uso.
In Italia, a partire dalla stagione 2023-2024, il nirsevimab è stato inserito nei piani di immunizzazione di numerose regioni, con un progressivo ampliamento della copertura nella stagione 2024-2025. La somministrazione avviene generalmente in ospedale al momento della dimissione dopo il parto, oppure attraverso il pediatra di famiglia nei primi giorni di vita.
Il vaccino RSVpreF in gravidanza
Il secondo strumento disponibile è il vaccino Abrysvo, autorizzato specificamente per le donne in gravidanza. Viene somministrato tra la 32ª e la 36ª settimana gestazionale e sfrutta un meccanismo naturale: gli anticorpi prodotti dalla madre attraversano la placenta e raggiungono il feto, conferendogli una protezione passiva che dura nei primi mesi di vita dopo la nascita.
Questo approccio, detto immunizzazione materna, è lo stesso principio alla base della vaccinazione contro il tetano in gravidanza o della vaccinazione antipertosse, già raccomandata da anni in molti paesi. L’efficacia di Abrysvo nella prevenzione della bronchiolite grave da VRS nel neonato è stata misurata attorno al 70% nei primi tre mesi di vita, con una protezione che tende a diminuire gradualmente nel tempo.
Un aspetto da tenere presente: le linee guida attuali indicano che le due strategie, nirsevimab al neonato e vaccino in gravidanza, non devono essere combinate di routine nella stessa coppia madre-bambino, poiché l’efficacia aggiuntiva non è ancora stata sufficientemente documentata e potrebbero esserci interferenze nella risposta immunitaria. La scelta tra le due dipende dalle circostanze cliniche e da quanto indicato dal ginecologo o dal neonatologo.
Come funziona la prevenzione del VRS in Italia
Il sistema sanitario italiano ha recepito le raccomandazioni internazionali con un percorso progressivo che ha portato, nella stagione 2024-2025, a una campagna di immunoprofilassi sostanzialmente operativa su tutto il territorio nazionale, anche se con alcune differenze regionali nella modalità di erogazione.
Cosa succede al momento del parto
Per i bambini nati durante la stagione epidemica, che in Italia va generalmente da ottobre ad aprile, la procedura standard prevede la valutazione neonatologica e, in presenza dei criteri indicati dalla SIN, la somministrazione del nirsevimab prima della dimissione dal punto nascita. L’iniezione viene eseguita dai neonatologi o dalle ostetriche del reparto, senza bisogno di un appuntamento separato.
Per i bambini nati fuori stagione, il momento appropriato per la somministrazione è all’inizio dell’autunno successivo, quando il bambino avrà alcuni mesi di vita ma sarà ancora nella fascia di età più a rischio. In questo caso, il riferimento è il pediatra di famiglia, che gestirà la somministrazione nell’ambito delle prime visite.
I bambini con fattori di rischio aggiuntivi
Per i neonati prematuri e per quelli con patologie croniche, cardiache, polmonari, immunologiche, la protezione dal VRS era già garantita da anni attraverso il palivizumab, un anticorpo monoclonale di precedente generazione somministrato mensilmente per tutta la durata della stagione. Il nirsevimab, con la sua dose singola e la maggiore efficacia, ha sostituito o integrato questo approccio in molti centri, ma la gestione di questi casi rimane comunque affidata agli specialisti pediatrici che seguono il bambino.
Cosa fare se il bambino non ha ricevuto il nirsevimab alla nascita
Se il neonato è stato dimesso senza la somministrazione e ci si trova nei mesi a rischio, è fondamentale parlarne al più presto con il pediatra. La finestra temporale per somministrare il nirsevimab è ampia, copre i bambini fino a 12 mesi di vita per il primo anno e fino a 24 mesi per quelli con fattori di rischio, ma la protezione è naturalmente più utile quando viene garantita prima dell’esposizione al virus.
Le domande delle mamme sul VRS: risposte chiare

Le preoccupazioni che ruotano attorno al VRS sono molte, spesso alimentate da informazioni frammentarie trovate online. Raccogliere le domande più frequenti aiuta a fare chiarezza su un tema dove la confusione può portare sia a sottovalutare il rischio sia ad alimentare ansie inutili.
Il nirsevimab è sicuro? È un vaccino?
Il nirsevimab non è un vaccino: è un anticorpo monoclonale, una molecola biologica prodotta in laboratorio che imita gli anticorpi naturali. Non contiene virus attivi o attenuati, non stimola il sistema immunitario del neonato, non interferisce con i vaccini tradizionali che il bambino riceverà nel corso del primo anno di vita.
Gli studi di sicurezza condotti su decine di migliaia di neonati non hanno evidenziato segnali di allarme rilevanti. Gli effetti avversi segnalati sono prevalentemente locali e transitori: leggero arrossamento o gonfiore nel punto dell’iniezione, raramente febbre nelle ore successive. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha valutato il profilo rischio-beneficio come favorevole.
Se allatto al seno, il bambino è già protetto?
L’allattamento al seno offre una protezione parziale e generale contro molte infezioni, grazie al trasferimento di anticorpi e fattori immunologici attraverso il latte. Questa protezione, però, non è sufficiente a prevenire la bronchiolite da VRS, soprattutto nelle prime settimane di vita, quando il sistema immunitario del bambino è ancora molto immaturo. Il nirsevimab agisce in modo specifico e diretto contro il VRS, con un livello di protezione incomparabilmente più alto di quello garantito dal latte materno su questo patogeno specifico.
Il VRS circola solo d’inverno?
La stagionalità tipica del VRS in Italia vede i picchi di circolazione tra novembre e marzo, con un apice generalmente a dicembre-gennaio. Tuttavia, il virus può circolare anche fuori stagione, e negli ultimi anni le perturbazioni legate alla pandemia da COVID-19 hanno modificato temporaneamente i pattern stagionali, con epidemie anticipate o prolungate. Per questo le linee guida suggeriscono di garantire la protezione indipendentemente dal mese di nascita, adattando i tempi di somministrazione alla stagione in corso.
Come si riconosce una bronchiolite da VRS? Quando andare al pronto soccorso?
I sintomi iniziali della bronchiolite da VRS assomigliano a quelli di un comune raffreddore: naso che cola, leggera tosse, a volte febbre non elevata. Nei giorni successivi, in alcuni bambini la situazione peggiora: la tosse diventa più intensa, il respiro si fa affannoso, si vedono le costoline in evidenza durante ogni inspirazione (il cosiddetto “rientramento intercostale”), le pinne nasali si muovono in modo accentuato. Il bambino fatica a mangiare perché l’affanno non gli permette di succhiare con continuità.
I segnali che richiedono una valutazione medica urgente sono:
- respiro accelerato (più di 60 atti respiratori al minuto nei neonati)
- colorito bluastro intorno alle labbra o alle dita (cianosi)
- rientramenti costali evidenti e persistenti
- incapacità di alimentarsi
- sonnolenza eccessiva o difficoltà a svegliarsi
In presenza di uno qualunque di questi segni, è necessario recarsi al pronto soccorso pediatrico senza aspettare.
Il vaccino in gravidanza è obbligatorio o raccomandato?
Il vaccino Abrysvo per le donne in gravidanza è raccomandato ma non obbligatorio. La sua inclusione nei programmi vaccinali regionali italiani è ancora in fase di consolidamento: alcune regioni lo offrono gratuitamente nell’ambito del percorso nascita, altre lo rendono disponibile a pagamento. La gravidanza è un momento in cui molte donne sono più attente e più ricettive alle informazioni sulla salute, ed è il contesto ideale per parlarne con il ginecologo o con il medico di medicina generale che segue la gestante.
Il ruolo del pediatra: quando e come parlarne
La prima visita pediatrica, di solito programmata entro i primissimi giorni dalla dimissione ospedaliera, è il momento giusto per discutere apertamente della protezione dal VRS. Se il bambino non ha ricevuto il nirsevimab in ospedale, per qualsiasi ragione, il pediatra può valutare quando somministrarlo, considerando l’età, la stagione e l’eventuale presenza di fattori di rischio.
È utile arrivare alla visita con alcune informazioni già chiare: la data del parto, l’età gestazionale, eventuali problemi neonatali, la presenza di fratelli più grandi. Queste informazioni aiutano il pediatra a valutare il profilo di rischio del bambino e a pianificare la protezione nel modo più appropriato.
Un aspetto spesso trascurato riguarda le misure igieniche complementari. Il nirsevimab riduce significativamente il rischio di bronchiolite grave, ma non azzera il rischio di infezione. Continuare a lavarsi spesso le mani, evitare il contatto del neonato con persone che hanno sintomi respiratori, aerare frequentemente gli ambienti e non fumare in casa rimangono comportamenti preziosi, soprattutto nei primissimi mesi.
Fonti e riferimenti scientifici
Le informazioni contenute in questo articolo si basano sulle raccomandazioni della Società Italiana di Neonatologia (SIN), dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dell’European Medicines Agency (EMA) e delle principali pubblicazioni scientifiche peer-reviewed sul nirsevimab e sulla prevenzione del VRS.
Un riferimento accessibile e accurato per i genitori è il documento “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, disponibile attraverso i canali informativi della SIN e di molte strutture pediatriche italiane. Rivolgersi sempre al proprio pediatra o neonatologo di riferimento per valutazioni personalizzate.
- Hammitt LL et al. Nirsevimab for Prevention of RSV in Healthy Late-Preterm and Term Infants. NEJM 2022.
- Raccomandazioni SIN per l’immunoprofilassi del VRS — aggiornamento 2024.
- EMA. Assessment report: Beyfortus (nirsevimab). 2022.
- OMS. Respiratory syncytial virus (RSV) vaccination: WHO position paper. 2024.
Vale la pena ricordare che il VRS, pur essendo un virus molto comune, ha rappresentato per decenni una delle principali cause di ricovero ospedaliero nei bambini sotto i 12 mesi in tutto il mondo. Il fatto che oggi esistano strumenti efficaci per ridurre questo rischio è un cambiamento reale, non scontato. Parlarsi con il pediatra prima dell’inverno, con un bambino piccolo in casa, è un gesto concreto di cura.
