Le prime settimane di materna non sono a orario pieno: come funziona l'inserimento
A settembre la frequenza alla scuola dell'infanzia parte ridotta. Quanto dura, chi lo decide e come organizzarsi con il lavoro.
L'orario di avvio e la sua durata li stabilisce il collegio dei docenti di ogni singolo istituto, con una delibera che cambia da scuola a scuola.
Chi accompagna il figlio alla scuola dell'infanzia per la prima volta arriva quasi sempre con una data in testa, quella dell'inizio delle lezioni fissata dal calendario regionale. È la data giusta, ma non dice nulla sull'orario che il bambino farà davvero. Nelle prime giornate la frequenza è ridotta, in molti istituti a un'ora e mezza o due, e si allunga per gradi fino all'orario ordinario. La mensa e il riposo pomeridiano partono più tardi ancora.
Quanto dura questa fase e come è scandita non lo stabilisce una norma nazionale. Lo decide ogni singolo istituto con una delibera del collegio dei docenti, e il calendario concreto arriva alle famiglie con una circolare o nella riunione di sezione di inizio settembre. Per il 2026/2027 in Lombardia le scuole dell'infanzia aprono il 7 settembre, una settimana prima degli altri ordini, in Veneto, a Trento e in Valle d'Aosta si comincia il 10, nella maggior parte delle altre regioni il 14 o il 15. Le attività proseguono quasi ovunque fino al 30 giugno 2027.
Chi stabilisce l'orario delle prime settimane
L'orario di funzionamento della scuola dell'infanzia è fissato dal DPR 89/2009 in 40 ore settimanali, estendibili fino a 50. Le famiglie possono chiedere il tempo ridotto limitato alla sola fascia del mattino, pari a 25 ore. Sono gli orari a regime, quelli che valgono per tutto l'anno una volta chiusa la fase di avvio.
L'inserimento graduale rientra invece nell'autonomia organizzativa riconosciuta alle scuole dal DPR 275/1999. Il collegio dei docenti approva un piano di accoglienza che indica giorno per giorno l'orario di entrata e di uscita dei nuovi iscritti, e in diversi istituti il piano passa anche in consiglio d'istituto. Due scuole della stessa città possono quindi avere calendari diversi, e la differenza non dipende dalla regione né dal comune.
Lo schema che ricorre più spesso prevede qualche giorno molto breve, poi la mattina intera senza mensa, poi l'ingresso in mensa e infine il pomeriggio con il riposo. Nessuna di queste tappe è obbligata e nessuna ha una durata fissata dall'alto, perché l'unico documento che vincola è quello della scuola del bambino. Conviene chiederlo per iscritto, anche perché il piano riguarda i nuovi iscritti e per chi frequentava già l'anno precedente le prime giornate possono seguire tempi diversi, indicati nella stessa delibera.
Mensa, riposo pomeridiano e bambini anticipatari
La mensa è il passaggio che sposta di più l'organizzazione familiare, perché finché non parte l'uscita resta a metà mattina. La data di avvio è scritta nel piano di accoglienza, ma dipende anche dal servizio di refezione, che fa capo al comune e ha un'iscrizione propria, con scadenze e modalità di pagamento gestite da un ufficio diverso dalla segreteria scolastica. Le due pratiche vanno seguite separatamente.
Il riposo pomeridiano è l'ultimo tassello, perché presuppone che il bambino sia già rimasto a pranzo. Va tenuto distinto dal tempo ridotto delle 25 ore settimanali, che è una scelta della famiglia fatta al momento dell'iscrizione e vale per l'intero anno scolastico. L'orario ridotto di settembre è temporaneo e riguarda anche i bambini iscritti alle 40 ore.
Regole a parte valgono per i bambini anticipatari, quelli che compiono tre anni entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ricorda che la loro ammissione è condizionata alla disponibilità di posti, all'esaurimento delle liste d'attesa e alla presenza di locali e dotazioni adatti a bambini sotto i tre anni, oltre che a una valutazione del collegio dei docenti su tempi e modalità dell'accoglienza. Il loro inserimento può quindi essere più lungo, o cominciare in un momento diverso dell'anno.
Come organizzare il lavoro nelle prime settimane
Il congedo parentale è lo strumento più usato per coprire le giornate corte, e si può frazionare a giorni oppure a ore, secondo quanto prevede il contratto collettivo applicato. La domanda va presentata all'INPS per via telematica prima dell'inizio del periodo, perché i giorni precedenti l'invio non vengono indennizzati, e al datore di lavoro va dato il preavviso previsto dal contratto.
Sul piano economico i primi tre mesi di congedo parentale sono indennizzati all'80% della retribuzione a condizione che vengano usati entro il sesto anno di vita del bambino, come indica l'INPS nella nota sull'aumento dell'indennità. Un bambino che entra alla scuola dell'infanzia a tre anni rientra in pieno in quella finestra. I sei mesi successivi scendono al 30%, gli ultimi due restano senza indennità salvo che il richiedente si trovi sotto la soglia di reddito prevista.
Alla scuola vanno chieste quattro informazioni precise, tutte normalmente contenute nella circolare di inizio anno.
L'orario di entrata e di uscita giorno per giorno, per l'intera fase di avvio
La data di partenza della mensa e quella del riposo pomeridiano
Se è prevista la presenza di un genitore in sezione e per quanti giorni
A chi rivolgersi se il bambino non regge i tempi indicati dal piano
La riunione di sezione di fine agosto o di inizio settembre è il momento in cui la scuola dà queste informazioni, e chi non riesce a partecipare può chiedere la circolare in segreteria. L'impostazione generale dell'accoglienza è descritta anche nel PTOF, il piano triennale dell'offerta formativa che ogni istituto pubblica sul proprio sito e che il Ministero rende consultabile su Scuola in Chiaro. È il documento da leggere per capire come lavora una scuola prima ancora di iscrivere il bambino.
Domande frequenti
Quanto durano le prime settimane a orario ridotto alla scuola dell'infanzia?
Non esiste una durata stabilita da una norma nazionale. La fissa ogni istituto con il proprio piano di accoglienza, approvato dal collegio dei docenti, e per questo può cambiare anche tra due scuole vicine. Gli orari giorno per giorno sono indicati nella circolare che la scuola invia alle famiglie prima dell'inizio dell'anno.
La mensa parte dal primo giorno alla scuola dell'infanzia?
L'ingresso in mensa è previsto dal piano di accoglienza dell'istituto e in genere non coincide con il primo giorno di frequenza, perché nelle prime giornate l'uscita è anticipata. Il servizio di refezione dipende dal comune e ha un'iscrizione separata, con scadenze proprie che non passano dalla segreteria della scuola.
I genitori possono restare in sezione durante l'inserimento?
Dipende dal protocollo di accoglienza della singola scuola, che rientra tra le scelte del collegio dei docenti. Alcuni istituti prevedono la presenza di un genitore nei primi giorni per tempi definiti, altri la escludono. L'indicazione va cercata nella circolare di inizio anno o chiesta alle insegnanti di sezione.